VELO PRÊT-À-PORTER O TRASGRESSIONE?
Dati Articolo
"L'abito non fa il monaco". Modo di dire straconosciuto.
Quante volte invece avete sentito dire “Iqra sopra e Rotana sotto”?
Più che un vecchio modo di dire, questo è un neologismo vero e proprio, una sorta di battuta diffusa nel mondo arabo che in sostanza equivale alla summenzionata espressione italiana, mutuando però riferimenti alla società araba moderna, e in particolare a due canali televisivi arabi. Mentre Iqra infatti è un network prettamente dedito a letture coraniche ed argomentazioni religiose dal carattere puro e casto, Rotana, una sorta di mtv araba, incuriosisce con video clip musicali internazionali con balli sensuali come quelli di Shakira o le provocazioni di Lady Gaga, o addirittura ricorrendo a cantanti nostrane (libanesi in primis). Musulmane, una contraddizione o seduzione alternativa?
Un "sexy hijab" che i network arabi hanno contribuito, forse involontariamente, a diffondere. Fare zapping sui canali arabi equivale ormai a godersi una passarella di “sfilate quotidiane” dove il velo viene abbinato per colore modello e tessuto al resto dell’abbigliamento come qualsiasi indumento, al punto tale che si accosta il velo ad abiti aderenti, skinny jeans o leggins, che a volte lasciano intravedere la lingerie.
Sappiate solo che anche vestendo una jillaba, lunga tunica tradizionale che “nasconde le forme femminili da occhi indiscreti” con sotto un jeans rischiate di sentirvi dire da ragazzi maliziosi “jlelebet u l’qualeb” ovvero “le jillabe e gli inganni”, quasi ad evidenziare il voler nascondere la propria natura piccante e trasgressiva sotto l’ illibato velo che dà quell’immagine di ingenuità.
Allora mi chiedo: "cosa rappresenta questo pezzo di stoffa?”...un simbolo religioso che dimostra “devozione” a Dio, rispetto verso il nostro corpo e gli altri o un semplice strumento per farsi notare ed emergere dalla massa?
Sono sempre più le ragazzine che si sono fatte trascinare dalla tendenza del momento, o forse dovremmo dire del “futuro”...insomma, le origini che si evolvono come una pianta le cui radici sono state trapiantate in un ambiente diverso, e i cui frutti assumono un sapore a dir poco originale.
Mentre ci si sbizzarrisce su nuovi abbinamenti per il hijab, la società musulmana cerca di distogliere l'attenzione adolescenziale dalla superficialità già dall'infanzia sia proponendo "Fulla", la Barbie mediorientale con hijab e abiti casti, per non distrarsi dai doveri di buona musulmana, sia indicando su siti e blog il corretto uso del velo con immagini come questa.
Il risultato di questo originale accostamento sembra essere una palese miscela “orioccidentale” che trasforma quello che è un semplice “dovere religioso” in un'occasione di piacere e vanità.
Grande Bahija, continua cosi
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La fede religiosa è un sentimento che non necessita di esternalizzazioni,pertanto le persone possono portare e non portare quello che vogliono.Un velo ben abbinato è piacevole da guardare cosi come una croce-ciondolo con una lavorazione particolare.E’ bello anche sentirsi a proprio agio con la propria fede e anche questa è una forma di espressione rispettosissima.
brava!!!!
una cosa:ke vuol dire velo pret-à-porter??
P.S:rispondi!
PRÊT-À-PORTER, tradotto letteralmente significa pronto da indossare, è un termine usato per indicare un abito/indumento prodotto in serie. Effettivamente l’abito non fà il monaco e non è il velo che ti rende più o meno religiosa, ma la contraddizione di cui ho parlato potremmo vederla anche come una sorta di mediazione fra religione e voglia di modernità… Come ha detto Francesca…una nuova forma di espressione, anche abbastanza coraggiosa nel osare andando “contro” alla propria religione
Chi ha fede ha sempre coraggio perchè ha la forza dentro. Dio sa cosa è “contro” e cosa no e non osserva certo gli stereotipi umani basati sull’apparenza
Preferisco qst articolo al primo che hai scritto!Il tema è attuale, e girando per i paesi arabi si sente la voglia di modernità e di crescita…..bhè direi che siamo già ad un buon punto,con tutte le ragazze cosidette “Iqra sopra e Rotana sotto”!!Bel lavoro!Continua cosi!fidati del tuo istinto e lasciati ispirare…..
Greetings from Sicily…..Bye…
Girando in questo periodo mi capita di vedere donne musulmane maghrebine giovani con l’hijab che copre integralmente capelli e collo, ma con le maniche corte (fa caldo) e con abiti aderenti che sottolineano certe forme piuttosto prosperose.
Sono fatti loro!Si può essere profondamente religiose anche con le maniche corte!
Cara Francesca, non credo che Mario volesse giudicarLe, ma semplicemente confermare la nuova tendenza, che sia una contraddizione non toglie il fatto che è una possibile conciliazione fra religione e “avanguardia”, un modo di vivere la propria fede liberamente.
Lo so ma se ci sono delle ‘regole’ assurde e restrittive che le donne musulmane sono costrette a seguire per colpa della tradizione e non della religione è perchè ci sono persone come Mario che stanno a guardare quanto prosperosa sia una forma!
Cara Francesca, la giurisprudenza islamica che non intendo santificare, ma che è oggi nettamente prevalente ritiene che la donna musulmana possa scoprire solo le mani e la faccia dal mento alla fronte compresi.Utilizzando un abbigliamento modesto con abiti larghi per evitare di corrompere la società e destabilizzare il maschio che non sa trattenersi. Anche maniche lunghe. Una percentuale minore di sapienti oggi ritiene che sia invece obbligatorio o comunque raccomandato il velo integrale, niqab , burka o altro. Lo dicono emeriti e ascoltatissimi sapienti islamici con tanto di riferimento al Corano e alla Sunna. Questi sapienti sono uomini, che forse vivono spesso in un mondo irreale, ma ai quali viene riconosciuta oggi una grande autorità. Sembra strano che in una religione in cui il rapporto con Dio dovrebbe essere diretto, poi alla fine un trombone debba venirmi a dire cosa va bene e cosa va male. Sono troppo ignorante per valutare. Semmai è vero il contrario: molte donne musulmane per la loro tradizione adottano un abbigliamento islamicamente illecito. Basta osservare tante donne pakistane o senegalesi che scoprono parti del corpo che dovrebbero rimanere coperte come braccia, orecchie, collo e in tutto o in parte i capelli visibili. Addirittura ci sono donne musulmane che hanno vinto le olimpiadi coi pantaloncini corti nel mezzofondo in atletica leggera. A me questi sapienti islamici non sono particolarmente simpatici. Ma la realtà è questa e si è affermata soprattutto in questi ultimi anni con la diffusione di un nuovo tipo di predicazione grazie alle nuove tecnologie monopolizzata da predicatori salafiti formati spesso in Arabia Saudita. A me tutto questo approccio letteralista non piace, ma dire che che l’Islam non c’entra ed è solo tradizione non mi sembra corretto. Vai su YouTube e troverai milioni di predicazioni sull’abbigliamento della donna musulmana.