Libia: troppo facile demonizzare Gheddafi
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I Media hanno spento i riflettori sulla Libia e su Muammar Gheddafi, noi li riaccendiamo parlando con Gianluca Barbera, studioso del Colonnello e autore del libro, Il Dittatore Utopista, storia e contro storia di Muammar Gheddafi.
Dopo il blackout di informazioni, cosa può dirci della situazione libica, quali sono a suo parere i fatti più rilevanti delle ultime settimane?
A parte i vari interventi video e audio del colonnello, direi che il fatto più rilevante è stato il mandato di cattura della corte penale internazionale, che come il solito presenta margini di ambiguità e si presta a un suo cattivo uso, ad arbitri, ma che forse non poteva essere evitato. E poi si è parlato di trattative segrete tra il governo americano ed emissari del colonnello, per una soluzione “onorevole”, che secondo me sarebbe l’unica virtuosa.
Cosa c’è di vero nelle voci che parlano di un accordo con cui Gheddafi ha barattato la possibilità di rimanere in Libia con l’abbandono totale dei suoi poteri?
Dall’inizio del conflitto sono circolate voci di ogni tipo. Del resto è sempre così. Personalmente non riesco a immaginare una soluzione che preveda la permanenza di Gheddafi nel suo paese e contemporaneamente la sua rinuncia, non solo di diritto ma anche di fatto, a ogni potere. Anche se sarebbe la soluzione ideale. Non dimentichiamo che, negli ultimi anni, Gheddafi non ha ricoperto cariche pubbliche ufficiali, ma ha tenuto saldamente il potere con altri mezzi, sotterranei.Come potremmo essere certi che la sua influenza sulla vita politica cesserebbe, se egli restasse in Libia?
L’intervento in Libia doveva essere rapido e, secondo gli esperti, Gheddafi sarebbe dovuto cadere in pochi giorni, per quale motivo queste previsioni non si sono rivelate esatte?
Figuriamoci. Quando mai questo genere di previsioni si rivela esatto? Io credo che i governanti mentano sempre in queste circostanze. Se raccontassero la verità, dovrebbero fare i conti con un’opinione pubblica contraria in blocco e dunque si troverebbero nell’impossibilità di agire.
Come finirà il conflitto? E quale sarà il futuro della Libia e del Colonnello?
Meglio non avventurarsi in previsioni, si finisce sempre per essere smentiti dai fatti. Su come vorrei che finisse mi pare di essere stato chiaro. Posso solo aggiungere che è da evitare che si faccia giustizia sommaria, come nel caso di Bin Laden, o che si giunga a una condanna capitale, come nel caso di Saddam Hussein, perché se non sbaglio in tutti i paesi della coalizione (salvo gli Usa) la pena di morte è abolita e condannata come segno di inciviltà. E inoltre Gheddafi non merita una fine simile.
Benché abbia conservato di fatto il potere per quarantadue anni (un periodo di tempo che fa venire il capogiro) con sistemi non democratici, ha comunque fatto la storia della Libia moderna, garantendole uno sviluppo economico senza pari in quell’area e assicurando ai suoi cittadini un tenore di vita tra i più alti nel continente africano, anzi il più alto. Quasi sempre, nella storia, le responsabilità sono non solo individuali ma anche collettive: il potere di Gheddafi in questi lunghi anni si è retto su un tacito patto: accettazione del suo regime in cambio del benessere economico.
Trovare un capro espiatorio funziona, è comodo, ma non rappresenta la verità. I dittatori non conservano il potere da soli, hanno dalla loro una parte della popolazione. Di questo ci si dimentica in fretta.
I dittatori non vengono mai condannati o salvati per quello che hanno fatto e non fatto per il loro popolo ma valutati sulla base degli accordi che hanno stretto(alla luce del sole e non) con gli altri Stati.Pertanto Gheddafi può stare tranquillo,serve ancora
Assolutamente vero, purtroppo: i dittatori hanno sempre un vasto sostegno popolare. Hitler e Mussolini non sarebbero durati senza il consenso delle rispettive popolazioni.
A mio parere, la guerra di Libia è stata una geniale trovata tutta francese, ai quali si sono accodati gli Inglesi (incredibile, ma vero) allo scopo di:
1) recuperare un po’ di popolarità (!!) per Sarkozy e Cameron, con la promessa falsa di una guerra lampo; peccato che non avessero tenuto conto della resistenza dei sostenitori dei Gheddafi e della disorganizzazione dei ribelli;
2) fare un po’ di pubblicità ai loro sistemi d’arma in vista di gare importanti che si stanno tenendo in questo periodo (India, Brasile, Giappone…), in particolare per il Rafale, che è stato un grosso fiasco commerciale;
3) ma soprattutto, spianare la strada alle loro aziende petrolifere, che certamente non vedevano di buon occhio che altri facessero accordi con Gheddafi.
Inutile dire che tra “gli altri” c’eravamo anche noi, che ci siamo poi esibiti in un grandioso voltafaccia, da “veri” italiani !!! Era così complicato dire: per noi la Libia è strategica? Probabilmente non ci potevamo opporre all’utilizzo delle basi, ma almeno evitare di parteciparvi direttamente.
Detto questo, ho anche trovato un po’ suicida il pervicace attaccamento alla poltrona del Colonnello, tipico di chi sembra ormai confinato a vivere nel bunker e che ragione con la cultura del “dopo di me il diluvio”. Visto che vantava tutte queste amicizie rivoluzionarie, in Africa e altrove, non poteva levarsi di torno come hanno fato Ben Ali e Mubarak prima di lui?
No Pier Francesco, perchè Gheddafi è l’attore principale di una farsa rappresentata su di un palcoscenico che si chiama Europa
Meglio lasciare al potere un dittatore che ha reso la libia un paese dagli standard di vita alti ed è anche amico nostro,oppure continuare in questa guerra di cui non si vede via d’uscita e che ha provocato la morte di 15 mila innocenti ?
Il popolo ha diritto di scegliere chi governarlo e se il popolo non lo vuole,lui deve andare via.Non dobbiamo decidere noi spettatori cosa è meglio, la gente sta mettendo in gioco la propria vita per stare meglio ed è giusto rispettare la loro volontà
Great information. It’s really useful. Thanks