J’accuse
Dati Articolo
In un momento nel quale noi tunisini, autoctoni ed emigrati, partecipiamo a costruire la democrazia nel nostro paese a colpi di incontri tra giovani militanti e “summer school” dei novizi indipendenti, siamo rimasti completamente scioccati e travolti dalla notizia di una strage che appunto ha visto morire giovanissimi raccolti sull’isola di Utoya per parlare di democrazia e per praticare la libertà. Quando il gesto atroce di un carnefice colpisce per zittire per sempre chi non se lo aspetta, il mondo intero deve fermarsi per riflettere su quello che viviamo, su quello che facciamo e vorremmo per i nostri figli.
Da musulmana che in seguito alla strage dell’11 settembre ha visto crollare il suo mondo e mettere la sua gente in croce per l’atto di un gruppo di estremisti malvagi, nemici delle libertà, oggi sono indignata dalla reazione di quelli che nella notte della strage norvegese si sono nuovamente accaniti su di noi. Invece di guardare in faccia il dolore di quei genitori che hanno inviato i loro figli su un’isola paradisiaca per incontrare la morte, invece di aspettare per capire chi ha potuto massacrare e trucidare degli innocenti senza pietà, invece di raccogliersi attorno a un paese vecchio che perde i suoi giovani, un paese democratico che viene attaccato nella sua innocente libertà, ecco che i giornali puntano la pistola sull’islam.
Non solo titoli ma anche articoli che la mattina seguente la carneficina si sono scagliati su una religione e le sue comunità invece di cercare colpevoli e colpe. Al Giornale per esempio vorrei rispondere usando la medesima frase che hanno stampato in prima pagina della loro prima edizione: “Sono sempre loro, ci attaccano”. Noi musulmani, detti moderati, abbiamo sempre aborrito i metodi accusatori di chi ci ha visti come un blocco omogeneo composto da più di un miliardo di persone. Respingevamo quei metodi che facevano di noi potenziali terroristi solo perché crediamo nello stesso Dio dei cristiani e degli ebrei. Oggi è arrivato il momento di dire BASTA. Siete sempre voi e ci attaccate. Abbiamo subito in silenzio una pressione mediatica di un decennio portandoci le colpe di Bin Laden e dei suoi seguaci o dei talebani uomini lontani da noi quanto dall’occidente.
I partiti politici oggi in voga per l’intera Europa hanno costruito i loro programmi elettorali sull’islamofobia, dall’FN (Front National) francese al partito per la libertà neerlandese (PVV) di Geert Wilders, passando per la formazione fiamminga Vlaams Belang senza dimenticare la Lega Nord in Italia. Ieri, i partiti della destra populista europea hanno richiamato il mondo a non fare confusione tra il loro radicalismo anti-islamico, le loro teorie anti-integrazione islamica in Europa e le idee medesime portate dal giovane boia norvegese.
Il massacro norvegese è un nuovo 11 settembre, quel genere di evento che cambia la Storia. Mi chiedo però, a chi si andrà ora a fare la guerra per esportare la democrazia e la libertà? Il mondo arabo sta assistendo a rivoluzioni contro i dittatori, amici dell’occidente per decenni, che ci stanno restituendo la parola che ci è stata negata per decenni. Noi che vogliamo libertà e dignità non la vorremmo solo per noi e non solo nei nostri paesi. La libertà e la dignità dovranno ritornare a essere di tutti, iniziando da questa Europa multiculturale che deve combattere tutti gli estremismi e i radicalismi perché non sono la cultura e l’origine a fare il fondamentalista, ma l’ignoranza e l’odio.
Ouejdane Mejri
Ormai i ‘giornali’ (con le dovute eccezioni) non verificano nemmeno più le notizie che pubblicano,troppo presi per battere sul tempo i concorrenti.Per molti articoli si affidano persino alla rete,a youtube, proprio perchè sono pochi i giornalisti seri in grado di verificare,analizzare e dare vita ad un articolo basato sullo studio e la conoscenza.La cosa che più mi infastidisce è il fatto che nessuno abbia chiesto scusa per l’errore e per essere arrivati a conclusioni di cattivo gusto,per il resto che dire,ricordiamoci che è stata Al Quaeda a rivendicare l’attentato e questo la dice lunga su molte cose!!
Gli ignoranti non sanno neppure il significato di “chiedere scusa”. E fra i giornalisti italiani l’ignoranza e l’odio sono una componente del servilismo che è la loro casa.
Cara Ouejdane,

In genere i “J’accuse” non mi piacciono, ma stavolta mi sa che ha proprio ragione lei.
Sul comportamento della stampa hanno già detto tutto Francesca e Marco Cossu, e non serve aggiungere molto altro. Fiamma Nirenstein aveva già trovato mandanti ed esecutori prima della polizia e degli investigatori norvegesi, quindi ora possiamo dormire sonni tranquilli. Il giorno dopo sono arrivati pure i “giustificazionisti”, come ai bei vecchi tempi dei compagni/camerati che sbagliavano… Stendiamo su tutto il velo pietoso, che è meglio.
Sulla questione dell’Europa, dei diritti, di guerre prossime e venture per esportare democrazia, da lei giustamente sollevata in chiusura, volevo solo concedermi una divagazione. Secondo me, la Norvegia sta dando una straordinaria lezione di civiltà al mondo intero, Occidente e Oriente, Nord e Sud. E stiamo parlando di un paese con meno di 5 milioni di abitanti, sperduto in culo ai lupi! Non si sono aperte Guantanamo a Capo Nord, tra renne e zanzare, ma il carnefice subirà un regolare processo con tanto di avvocato difensore e probabilmente finirà pure in un carcere “modello”, dove i diritti dei detenuti sono rispettati, perché anche un detenuto è un essere umano. Non si sono paventate guerre, ma al contrario Stoltenberg ha detto che la democrazia se possibile “aumenterà”. Sono proprio queste cose che fanno la differenza tra una democrazia e chi la vuole distruggere. E non sarà certo un Breivik qualsiasi a farlo. Lo so che qualcuno dirà che tutto questo avviene perché il boia era norvegese, e che se fosse stato straniero sarebbe partita la caccia alle streghe, ma io non ci credo affatto: anzi, scoprire che l’assassino era un tuo “figlio” è forse ancora più sconvolgente e la rabbia ancora più forte. Il fatto che questi ragazzi uccisi si radunassero per discutere del futuro del loro Paese e che tra loro ci fossero anche le cosiddette “seconde generazioni” ci lancia il messaggio fondamentale che dare più diritti a uno non significa toglierli a un altro, bensì che tutti ne trarranno vantaggi.
USA, Cina, Russia, ecc…saranno pure grandi potenze ma mi sa tanto che ne hanno da imparare da questi selvaggi pescatori di merluzzi. E domani, le note del “Mattino” di Grieg risuoneranno ancora nell’aria…
Buona notte
il giornalismo Italiano nel suo complesso dal Manifesto ,Repubblica,Libero,il gIORNALE etc…..hanno scritto la pagina nera del giornalismo ITALIANO e hanno dimostrato il loro odio per gli Arabi e i Musulmani e una pagina di vergogna il 23 luglio 2011
Il bello non hanno avuto il coraggio di chiedre scusa da queste pagine vergognose piene d’odio
e’ in atto una guerra e dovete sapere che nessun europeo in cuor suo vuole mescolarsi con l’Islam un’integrazione con il mondo islamico, non sarà mai possibile nessun vuole rinunciare alla propria cultura per aderire a quella ideologia globale .
Voi islamici immigrati siete le prime vittime dell’economia globale , fagocitati peggio degli occidentali avete rinuciato alla vostra cultura e siete diventati degli uomini senza bussola delle caricature degli occidentali , guadate allo specchio scimmiottate gli europei che non vi vogliono e vi deridono . tornate a casa vostra e trovate la vostra strada con orgoglio e tenacia
Non capisco l’entusiasmo di Ouejdane per queste rivoluzioni arabe. Non vedo nulla di entusiasmante nell’evoluzione di queste pseudorivoluzioni, anche se è giusto che si realizzi uno stato teocratico voluto dalla nettissima maggioranza della popolazione Basta leggere le cronache di oggi da Piazza Tahrir per capire quello che sta accadendo http://www.almasryalyoum.com/en/node/481448 . Leggo sul sito in inglese di Aljazeera : According to an Aljazeera public opinion survey, released on July 7, 2011, nearly 50 per cent of those polled indicated first preference for the Muslim Brotherhood, represented by the Freedom and Justice Party. Another 27 per cent expressed support for the Salafist cluster or what is now called Nour Party. Although there are some ideological and operational differences between the two parties, both are nonetheless Islamist, advocating political Islam as the framework for Egypt’s transformation. Ben vengano le rivoluzioni, ma siamo onesti nel riconoscere da che parte sta quasi tutto il popolo.
Io credo che queste percentuali siano dovute al fatto che i popoli arabi sono sempre stati esclusi dalla politica e ora le gente è confusa.E’ stanca,ha capito che gli spettano dei diritti,ha capito che il governo li ha usati e spremuti come limoni ma ha bisogno di tempo per organizzare le idee,per capire come essere uniti,cosa chiedere,come chiederlo.E’ confusa e ora ascolta tutti.Quelle percentuali cambiano ogni giorno perchè ognuno di loro dà ogni giorno una risposta diversa perchè non ha capito di chi fidarsi.Ci sono tv,giornali,oratori che sanno come trasmettere le informazioni per gestire il cervello delle persone e le rivoluzioni sono il loro “no” a questa gestione. Hanno bisogno di organizzare proprie idee,valori e questo non è facile ma ci stanno provando
Good review! This is truly the type of post that needs to be shared around the internet. Shame on the Bing for not positioning this blog post higher!
Sul “Dagens Nyheter” (DN), che è il più importante quotidiano svedese, c’era qualche giorno fa un articolo molto interessante nel quale una donna marocchina, immigrata da molti anni in Norvegia, raccontava le sue emozioni ed esperienze successivamente alla strage. Nei minuti immediatamente seguenti al massacro, era molto spaventata proprio per le reazioni che si sarebbero potute scatenare contro i musulmani nel Paese, al punto di chiamare a casa i suoi figli per dire loro di non uscire di casa. Invece, con il trascorrere delle ore e il riconoscimento che il massacro aveva ben altri esecutori e moventi, la stessa donna ha riscontrato un’inaspettata solidarietà, assai più di prima dell’eccidio…
@Pier Francesco, concordo perfettamente sulla posizione estremamente equilibrata e democratica della Norvegia, in questo momento della nostra storia ognuno dovrà cercare di imparare ciò che fanno meglio gli altri perché le carte delle civiltà si stanno rimescolando, finalmente e abbiamo una piccola chance, tutti quanti, per ridisegnare le frontiere della democrazia..almeno lo spero.
@Elio, il mio entusiasmo per le rivoluzioni arabe nasce da tante realtà che sto seguendo e soprattutto alle quali sto partecipando attivamente. Oggi l’occasione è unica per noi arabi, che siamo all’estero o nella nostra terra. Unica è anche la sfida di costruire finalmente ciò che il popolo merita e non quello che hanno sempre fatto per noi. Non mi fanno paura gli islamici, mi fa paura la dittatura di chiunque, islamico, laico, di destra o di sinistra. Oggi noi non abbiamo più paura e siamo pronti a combattere chiunque voglia rimandarci a ciò che conosciamo così bene..la paura.
@Andrea, la globalizzazione “economica” è un fatto nuovo del quale potremmo discutere bene, ma il fatto che le persone si muovano non è solo dovuto alla globalizzazione economica. Da sempre la storia ha visto spostamenti di gente e civiltà che si sono toccate, convissuto, combattuto o mischiato.
Il mio posto è qui in Italia, almeno per il momento, ma non per questo non sarò anche “presente” nel mio paese. C’e un’altra rivoluzione che si è compiuta ed è quella tecnologica e noi che non avevamo voce per la mancanza di libertà di espressione, libertà politica, oggi anche da fuori stiamo partecipando a cambiare le cose nei nostri paesi di origine. Voglio credere che non siamo solo merce economica ma anche in parte un motore per altri aspetti..fossero solo quelli delle discussioni tra persone diverse e della creazione di una opinione pubblica che va oltre lo schermo “immobile” di un televisore.