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Faceglat: ultraortodossi ma anche…ultramoderni

Faceglat: ultraortodossi ma anche…ultramoderni Dati Articolo Modernità e tradizione: ossimoro o possono davvero coesistere ai giorni nostri? Chiedetelo a Yaakov Swisa, venticinquenne israeliano, ideatore di Faceglat, il social network “kosher”, legittimo per le persone di religione ebraica (glatt è appunto il termine che si riferisce ad un certo criterio richiesto dai principi religiosi ebraici - kashrut - per certificare la qualità del cibo).
Il pubblico a cui è riservato è composto dagli ultra-ortodossi, coloro che credono nella separazione dei sessi nella sfera pubblica e non hanno mai visto di buon occhio la tecnologia ed internet. Swisa afferma che Faceglat nulla ha a che vedere con i social network che “invadono” la rete e hanno trasformato la nostra comunicazione: approdati sulla home page, in lingua ebraica e inglese, indirizza gli uomini e le donne con due click differenti, rispettivamente a destra e a sinistra. Da qui in avanti, solo amicizie e contenuti (status, foto, etc.) da parte di utenti appartenenti allo stesso sesso.
Gli amministratori hanno anche vietato l’inserimento di finestre speciali per membri di una stessa famiglia al fine di evitare la creazione di profili falsi e ingannevoli. Risultato: neanche marito e moglie possono condividere la loro vita virtuale. Faceglat non apporta nessun introito ma - come ammette lo stesso Swisa - «se dopo tutto questo, ci fosse pure un guadagno saremmo ancora più contenti». Il governo di Tel Aviv, città comunemente moderna e secolarizzata, non sembra averla presa benissimo, tanto da parlare di violazione di diritti umani. E sul web si scatenano reazioni come questa.


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