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"il blog delle seconde generazioni"

C’è un Borghezio in ognuno di noi

C’è un Borghezio in ognuno di noi Dati Articolo Il Fatto Quotidiano titola “Borghezio e i mandanti morali di Breivik”, Il Messaggero opta per un più sobrio “Borghezio, la monocultura di chi non sa neanche scusarsi”. Spazio alle dichiarazioni del leghista su tutti i maggiori media italiani e non.

Sul web (Facebook in particolare) si scatena la rivolta. In poche ore sono 10mila i fan del gruppo “Arrestate Mario Borghezio”. Poche ore dopo arriva anche la Procura di Milano che apre un’inchiesta sulle dichiarazioni dell’europarlamentare. Non crediamo serva certo sottolineare quanto quelle dichiarazioni siano state infelici, razziste e raccapriccianti. Soprattutto pensando ai congiunti delle vittime. La nostra d’indignazione però, è tutto, tranne che rivolta al politico leghista. Sì perché ci sdegna molto di più questa corsa, che ha contraddistinto tutto l’arco parlamentare ed istituzionale, all’obliteratrice della tolleranza. Un commento sprezzante alle parole di Borghezio per poter ricevere il pass e figurare nel gruppo di chi è aperto, pro integrazione e contro ogni forma di discriminazione.
Nel contempo però centinaia di musulmani continuano a pregare negli scantinati, la legge sulla cittadinanza delle seconde generazioni non è aggiornata dagli anni 20 ( del secolo scorso), centinaia di africani continuano a lavorare nei campi di pomodori calabresi e la Bossi-Fini resta dov’è.

La verità è che in Italia c’è un piccolo Borghezio in ognuno di noi. Un piccolo omino intollerante e pauroso della diversità. Ed è questo il vero nemico. Perché l’europarlamentare verde è esplicito visibile e contestabile. Mentre l’intolleranza è sottotraccia in ognuno di noi. Non si vede, è sotto pelle. E più la si nega più diventa pericolosa.
È questo, tra le altre cose, il motivo per cui bisogna ricordare le grandi tragedie del passato. Non è una questione di memoria storica. Tutte, dal comunismo al nazismo, hanno attecchito tra la gente andando a nutrire proprio quel piccolo mostriciattolo che abbiamo dentro. È questo quello che va ricordato. Qualcuno diceva «il più pericoloso dei razzisti è quello che dice di non esserlo». È vero, perché tutti abbiamo paura del diverso e dobbiamo impegnarci a superarla.
Non siamo un paese razzista, sia chiaro, ma abbiamo il malcostume dell’indignazione ad ondate. E nulla cambia mai veramente. Oggi ce la prendiamo con Borghezio, ma sono anni che nel nostro paese ricorrono gli stessi problemi che riguardano l’immigrazione, la libertà di culto e i diritti delle così dette minoranze. E sono problemi irrisolti perché la stessa classe dirigente (e forse andrebbero citati anche i giornali), che addita le parole della Lega oggi, è quella che non ha mai lavorato in nome del cambiamento ieri e continuerà a non farlo domani.

Si saziano facendo proclami quando capita un caso eclatante. Questa rivolta ipocrita è forse più dolorosa delle parole in sostegno del folle norvegese. Perché l’inclusione, l’integrazione e, per citare un termine usato dal neo arcivescovo di Milano Angelo Scola, il meticciato si fanno coi fatti. Come dicevano i latini verba volant. Il buon pensiero rimane un esercizio estetico e di fantasia se non c’è la pratica.
Le fatiche e i problemi degli uomini e le donne venuti in Italia per ricominciare sono invece più che mai reali e pesantemente pratiche. Questo però non interessa e non fa mai indignare nessuno.

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10 Responses to C’è un Borghezio in ognuno di noi

  1. Fabio says:

    E di solito il borghezio che c’è in noi è borgese e vota sinistra.

  2. Francesca says:

    non c’è nessun Borghezio in ognuno di noi! Cortesemente non paragoniamoci nemmeno lontanamente a chi per idee non ha nemmeno diritto a sedere dove siede.Deve vergognarsi

  3. bertiandre@yahoo.it says:

    La violenza è sempre sbagliata , perchè contraria alla civiltà , su questo non c’è discussione.

    Però è altrettanto incivile e violento il tentativo in atto di imporre la cosi’ detta cultura del meticciato.
    E’ normale che la gente si opponga all’estremismo integrazionista , nessuno vuole rinunciare alle proprie radici culturali per favorire gli interessi dell’economia globalizzata , delle banche internazionali del grande potere finanziario e delle multinazionali .
    Sono questi immensi poteri sovranazionali che oramai dominano sui i governi determinando anche le mete culturali da raggiungere .
    Vogliono il meticciato cosi’ come impongono il cibo transgenico .
    Si pretende che la gente si adegui nel giro di pochi anni ad una convivenza multiraziale che nessuno vuole che nessuno ha cercato ed è questa la vera violenza perpetrata, è questo il vero razzismo e razzisti sono coloro che si fanno interpreti di questi imput interessati.
    Si vogliono distruggere mille culture per farne trionfare una e tutto questo è disumano

    No Caro autore dell’articolo non ci sono piccoli omini intolleranti delle diversità , ma persone orgogliose delle loro tradizioni che si oppongono a questi progetti interessati.
    Caro autore dell’articolo l’integrazione così come proposta oggigiorno è impossibile , i tempi e i numeri sono al di fuori dell’essenza stessa della natura umana .
    E’ in atto una guerra ma il nemico non è l’slamico , il nemico è dentro la società occidentale , il nemico è il potere finanziario globale .

  4. Pier Francesco says:

    Vivo a Torino, e mi è pure capitato qualche volta di viaggiare sullo stesso volo per Bruxelles…
    :-P
    Io comunque penso che dobbiamo distinguere l’intolleranza dal menefreghismo. Non voglio negare che non esistano persone “razziste” o xenofobe in Italia, però credo che la stragrande maggioranza dei politici e degli elettori sia semplicemente menefreghista: perché mai un politico, di qualunque partito sia, dovrebbe preoccuparsi tanto dei raccoglitori di pomodori in Calabria, se questi non lo possono votare? Mi sa che il guaio sta tutto qui.

  5. lella says:

    i politici sono contraddittori. La lega in primis. E’ contro l’immigrazione ma gli imprenditori leghisti veneti e piemontesi assumono specialmente arabi e africani.

  6. Lorenzo Maria Alvaro says:

    Caro Andrea (desumo il nome dalla tua mail),
    ho letto con interesse il tuo commento. È vero la violenza è contraria alla civiltà. Anche se, volendo fare una provocazione, è anche considerabile l’unica strada, ce lo insegna la nostra storia, per raggiungerla.
    Ti dirò la verità: sono abbastanza d’accordo con te. Bisogna opporsi agli estremismi, mai rinunciare alle proprie radici e alla pripria cultura e resistere alla globalizzazione finanziaria, linguistica e delle multinazionali. Una globalizzazione, in chiave per lo più consumistica, che Pier Paolo Pasolini aveva lucidamente pronosticato. Ne parlano magnificamente anche i Pink Floyd in “The Wall”.
    Ma c’è un equivoco di fondo secondo me. Tu intendi il meticciato come una delle strade che portano verso questa perdizione. Io invece lo propongo come ritorno alle origini. Siamo già meticci noi italiani. Basta ripercorrere nei secoli la storia del nostro paese. Dall’antica Roma fino agli anni dell’unificazione. Il fil rouge è sempre quello, meltin pot di razze, provenienze e culture. È quello che ci ha fatto grandi. Saremmo rimasti altrimenti una piccola provincia. Un fenomeno, tra l’altro, così sentito al sud che un gruppo (che per altro ha appena festeggiato i 20 anni di carriera) come gli Almamegretta ne ha fatto il tema principale della propria discografia. (Ecco qui un esempio, la canzone si chiama Figli di Annibale http://www.youtube.com/watch?v=jp4wLi5Ptog).
    Insomma secondo me sei stato un po’ troppo severo.

  7. La diversità in Italia fa ancora paura. L’intolleranza esiste. Esistono i preconcetti, i pregiudizi, l’ignoranza. Il disinteresse verso altre culture. Questo è un paese vecchio che procede il maniera antistorica.Antonella Appiano

  8. Elke says:

    Il Terzo principio della dinamica ( ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria ) contiene in nuce un concetto sociologico perfettamente applicabile agli elementi esposti nell’ articolo.
    Ad ogni spinta progressista all’ integrazione corrisponde una reazione conservatrice, tendente a salvaguardare lo status sociale precedente all’ integrazione.
    In modo protervo e idiota, alla Borghezio, o in modo pacato e oggettivo, come in alcuni commenti surriportati.
    Ma le orripilanti affermazioni di un minus habens, a mio parere, non autorizzano ad individuare una latente patologia comune.
    A suo modo Porchezio va salvaguardato mediante ogni tutela, come un rarissimo prodotto alimentare D.O.C.G.
    E’ privilegio di pochi incarnare in modo così assolutamente puro una qualità che a Madre Natura è costata millenni di sforzi mediante la selezione naturale : la stupidità assoluta.

  9. Brizio says:

    Molto bello l’utilizzo della termodinamica in questo caso! ottima intuizione.
    Molti esponenti leghisti purtroppo ricalcano il pensiero di Borghezio, e soprattutto i giovani leghisti! facendo leva sui sentimenti negativi e sulle paure della gente si arriva sempre all’odio e non se ne esce!
    Da cristiano mi viene spontaneo portare l’insegnamento del Maestro che ci dice di non amare solo chi ci ama, ma anche e soprattutto chi ci odia. Davvero la bontà portata all’estremo è disarmante! rispondere con costanza alle provocazioni, ai soprusi, alle menzogne con atti di amore stordisce chi odia ( magari senza rendersene conto )e lo riporta all’amore.
    Certo è un atto eroico, ma possibile, con Dio dalla propria parte,o meglio con noi dalla Sua parte … dalla parte dell’Amore. Tutto questo porta una pace interiore che sbalordice, ve lo assicuro!!!

    Sono vicino nella preghiera a tutti i giovani stranieri che cercano di costruirsi una vita all’estero e qui in Italia soprattutto.
    Pace in terra agli uomini di buona volontà!

  10. Lorenzo Maria Alvaro says:

    Gentile Elke,
    ribadisco, se si incardina la discussione su queste coordinate non si va molto lontano. Quella della spinta progressista e della reazione conservatrice è una semplificazione che non tiene conto di un particolare decisivo. Quale? Il fatto che nell’articolo questa equazione è ribaltata. Serve tornare alla tradizione per poter essere progressisti. Bisogna tornare alla radice della nostra natura storica che viene dal meticciamento per poter pensare di accogliere e integrare. Mi viene in mente una bella vignetta che ho visto qualche giorno fa. Due omini parlano e uno dice all’altro «dobbiamo accettare anche chi non la pensa come noi». L’altro risponde «perché, noi come la pensiamo?». Sta qui il punto. Per poter dialogare con un diverso dobbiamo avere ben chiaro chi siamo. L’uso alternativo di radici e innovazione porta invece inevitabilmente al teatrino politico. Un esempio? Che fine ha fatto l’emergenza di Lampedusa? Fino a ieri era il problema principale del nostro Paese. Dopo le tornate elettorali è sparito. I tradizionalisti parlavano di tsunami immigratorio i progressisti di dovere all’accoglienza. Usata e dimenticata da entrambi gli schieramenti. Che oggi si scagliano contro Borghezio. Il problema è tutto qui.
    La “latente patologia comune” poi non è altro che la natura umana. La nostra natura. È vero in Borghezio si svela in modo “protervo e idiota”. Ma sinceramente credo poco a chi dice di non avere pregiudizi, timori o antipatie.

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