Esiste uno spazio per nuove interpretazioni del Corano? Parte della storia dell’Islam verte su dibattiti e dispute sull’interpretazione del testo sacro, in particolare riguardo a questioni sociali, giuridiche e morali, ma non solo. Fino al XII secolo c’è stata una grande fioritura intellettuale, a livello di sforzo interpretativo, dinamicità del pensiero, raffinatezza dell’intuito e brillantezza della discussione. Prima di allora sono state raccolte quelle che oggi vengono definite interpretazioni classiche e che secondo i tradizionalisti devono essere consultate, perché le uniche cui possono attingere coloro che vogliono affrontare ricerche e sviluppare elaborati scritti: qualunque cosa sulla parola di Dio è già stata detta. Oggi possono valere tutte le leggi che sono state dedotte a quei tempi? A quelle leggi non si sono aggiunte forse anche tradizioni? In alcune zone del mondo arabo-islamico le società vivono il peso di una pressione della tradizione che ha poco a che vedere con la...
Incomincio ad avere l’allergia degli accademici, degli analisti, dei professori universitari e dei giornalisti che alle conferenze e sui media non fanno altro che ripetere quanto i giovani arabi siano bravi, moderni e compatibili con la democrazia perchè twittano e sanno smaneggiare con i social network. Vi sentite per caso in colpa per aver sottovalutato le potenzialità della gioventù araba? No, Peggio. Siete vittima della cultura dell’orientalismo, ovvero: gli altri, gli arabi e i musulmani, sono diversi da noi, i moderni e laici occidentali. Per dimostrare che non siete degli arabisti qualunquisti ne accademici correct, da una parte criticate Bernard Lewis e Samuel Huntington, e dall’altra mitizzate “Orientalismo”, il libro di Edward Said. Ma siete e rimante, anche inconsciamente, degli orientalisti. E’ nel vostro dna, care bellezze dell’elite del west, e non ci potete fare niente. Quando scrivete che le rivoluzioni tunisine ed egiziane sono avvenute solo grazie ai cyber...
Finalmente è arrivato, tramite posta, l’ennesimo pacco inviato da mia madre dalla Tunisia. Incredula, ho davanti agli occhi il mio nuovo computer portatile! Piccolino e arancione ma soprattutto con la tastiera araba. I primi passi sono complessi, fisso le lettere, poi con un dito punto quella giusta, un lavoro faticoso e lento per scrivere un’unica parola. Non ricordo il momento in cui ho imparato a scrivere sulla tastiera con i caratteri latini ma oramai sono degli automatismi, soltanto che adesso mi trovo alla casella di partenza. La mia curiosità e la mia passione per il cinema mi spingono a cercare subito i vecchi film arabi che non ho ancora visto. Nell’impresa di addomesticare il mio nuovo computer, scatta lo sbaglio, sfioro i siti carichi di virus ma la fortuna del principiante mi porta a rintracciare i film con l’egiziana Tahia Carioca, la leggenda della danza orientale. La sua carriera cinematografica...
Il tempo si era fermato per 8 ore. Letteralmente. Stavo parlando con il mio sarto e visto che nel weekend dovevo andare ad un matrimonio, gli stavo chiedendo se mi poteva far trovare pronto il mio peshwaz entro la sera. La risposta? “Signorina, mi perdoni. Per stasera non posso. C’è la partita.” Negozi serrati, uffici chiusi, anche alcune moschee portavano il lucchetto. Questa era Islamabad alle 13 del 30 Marzo 2011. Per chi si fosse perso qualcosina, quel giorno ci sarebbe stata la semifinale della coppa del mondo di cricket a Mohali (India), e non era una partita qualunque – era il derby del cuore: era India vs. Pakistan. Voi direte, la semifinale di che? D’altronde, come me, ignoravate che esistesse tutta una parte di mondo, principalmente il sud-est asiatico, che segue religiosamente questo sport. E la Gazzetta varia dal calcio alla scherma, ma neanche un accenno al cricket. Ricordo...
Gentile Sindaco Pisapia, non sono propriamente una campionessa di diplomazia. Le cose che vanno dette, insomma, di solito le dico, per quanto poco carine possano sembrare. Ma lei e’, invece, un tal campione di gentilezza, una personcina cosi’ a modo e avvezza alla correttezza, che diro’ quel che devo con il suo stesso garbo, o almeno ci provo. Ha superato con intelligenza, tranquillita’, preciso come chi sa di aver ragione, una campagna elettorale dell’orrore: sicche’ di lei si e’ riso, in rete, si e’ riso come matti, perche’ ad un certo punto la cosa aveva assunto risvolti cosi’ grotteschi che, come sempre in questi casi, o si ride o si piange. Noi abbiamo riso. E dei musulmani pure, per quel che vale, abbiamo riso. Nel mondo controfattuale dove Pisapia vinceva le elezioni –uno dei video piu’ spassosi, ma son sicura che se li e’ visti tutti- un manifesto elettorale diceva...
Quando ho visto le immagini della strada statunitense con migliaia di americani che festeggiavano la morte di Bin Laden, ho sentito il cuore stringersi nel mio petto. L’uccisione dello “sceicco del terrore”, era un simbolo potente quanto poteva esserlo quello dell’11 settembre. Quella fatidica data ha visto la faccia del mondo cambiare. Se da una parte l’Occidente ha dichiarato guerra al terrorismo islamico e le popolazioni arabe hanno subito una guerra “ingiusta” in Iraq, noi musulmani in Europa ci siamo trovati protagonisti di un cosiddetto “scontro tra civiltà”. Da un giorno all’altro, la mia religione era emersa dalla privatezza che poteva avere una qualsiasi fede ed esposta alla luce de sole con un’etichettatura alquanto evidente: terrorismo. I musulmani in Italia prima dell’11 settembre vivevano, come tante altre comunità, nell’ombra della vita quotidiana e dopo l’attentato alle torri gemelle ci siamo trovati volenti o nolenti in prima pagina di tutti i...
I cristiani potranno riconoscere Maometto come profeta? Una risposta decisamente inattesa si trova in questo libro che testimonia un’esperienza di dialogo portata avanti da un pioniere della riconciliazione tra due delle tre fedi abramitiche, quella musulmana e quella cristiana. Padre Paolo Dall’Oglio inizia raccontandoci di lui, un giovane novizio gesuita che aveva giurato, appena ultimati gli studi a Beirut, di dedicare la sua vita alla ‘salvezza dei musulmani’. Nel 1978 a Bosra, una città siriana, rimase letteralmente folgorato dalla preghiera musulmana e si ‘’innamorò’’ dell’islam pur non convertendosi ad esso perché Cristo e la chiesa erano allora e sono rimasti fino a oggi il suo Signore e la sua famiglia. Il convento di Dier Mar Musa, dove questo singolare monaco ha lanciato la sua sfida, si trova nella regione del Nabek in mezzo al deserto siriano. Come ci racconta Dall’Oglio nel suo libro tutto parte dal rapporto di buon vicinato....
Durante un lavoro di riflessione con un gruppo di donne immigrate che si occupano di assistenza a persone anziane, ho notato che la difficile riconciliazione tra le pratiche alimentari delle lavoratrici e quelle dei datori di lavoro, è un tema costante e un nodo difficile da scogliere, che crea problemi insuperabili e impedisce in alcuni casi una convivenza pacifica. Ho scoperto quanto il rifiuto portato addirittura al disgusto per il cibo altrui può essere un reale ostacolo all’incontro tra mondi diversi. Approfondendo ancora di più il tema ho scoperto quanto la questione del cibo sia sottovalutata e poco studiata, rispetto ad altre peculiarità dell’immigrato come la lingua, le appartenenze, i modi di fare e di essere. Cosa si mangia, come si mangia, quanto si mangia rimangono delle faccende centrali nel processo di adattamento del immigrato. Infatti per ognuno di noi, i cibi, i loro sapori e i loro profumi, la...
Il primo appuntamento è con la redazione di Yalla Italia. Ci vediamo oggi pomeriggio alle 13.45 in diretta su Lombardia Channal al programma Carta Bianca condotto da Silvia Butera sul canale 666 del digitale terrestre. Ci saranno Lubna, Marco e Fatima.
Se per caso durante un viaggio a Il Cairo vi imbattete in una miriade di soggetti in fila con in mano un piatto d’alluminio, niente paura…è un po’ come se facessero il pieno ad un distributore ma non di benzina, bensì dell’immancabile e onnipresente specialità sulle tavole degli egiziani doc : il FUEL…(il piatto più popolare che ci sia in Egitto). Normalmente lo si mangia a colazione, per dare carica..e che carica, ce ne vuole in abbondanza per tuffarsi nelle metropoli egiziane super affollate! Paradossalmente, è il cibo più conveniente e popolare tra i meno abbienti, ma un piatto esotico, raffinato e molto cool per gli occidentali ed i turisti, visto che è super-vegetariano e con poche calorie. Nell’immaginario egiziano è un po’ il tipico cibo dei poveri, e sicuramente in parte è la realtà: ho visto gente mangiarlo per un mese intero, perché potevano permettersi solo quello, cercando ogni...