YALLA Italia
"il blog delle seconde generazioni"

Caro Crozza, in Tunisia ed Egitto c’e’ del materiale per te…

Caro Crozza, in Tunisia ed Egitto c’e’ del materiale per te… Dati Articolo Le donne tunisine potranno essere fotografate con il velo o l'hijab sui documenti ufficiali come la carta d’identità. Ecco uno dei primi provvedimenti presi dalla politica tunisina che senza dubbio è strategico per l’avanzamento culturale e sociale del paese. La Tunisia non aspettava altro. Prima il velo e poi tutto il resto. Mentre i giovani e i talenti tunisini rischiano la vita per arrivare a Lampedusa, il governo investe tempo per discutere di veli e di fotografie. Mi viene in mente Crozza quando imita Bersani: «Ma ragazzi, oh, ma siamo pazzi!». No, siamo ossessionati. Quando si tratta di coprire le donne con dei veli, di costruire moschee, in alcuni paesi del medio oriente si trovano sempre le risorse economiche, il tempo ed anche la retorica. Come quella del leader religioso tunisino Rashid Ghannouchi, che in un moto di originalità e innovazione intellettuale, il massimo che è riuscito a dire è stato:«Siamo contro l’imposizione del velo nel nome dell’Islam, e ci opponiamo al divieto del velo in nome del secolarismo o della modernità». Tutto qui? Con tutti i libri che ti sei letto in questi 22 anni d’esilio, con tutte le conferenze che ti sei sorbito, non sei riuscito a sviluppare un concetto più innovativo e meno ordinario? Se la Tunisia si vela, l’Egitto rileva il suo lato oscuro. E non mi riferisco agli attentati contro i Copti del Cairo.
Emad Shehata Michael, il neo governatore copto di Qena, una città dell'Egitto del sud, ha avuto una recentemente settimana davvero dura. Per lui è successo un finimondo: migliaia di manifestanti salafiti hanno bloccato le linee ferroviarie e le principali vie di accesso a Qena, paralizzando la città per una settimana. La piazza di fronte alla sede del governatorato, si e' trasformata in una piccola Piazza Tahrir. Alla fine, la giunta militare del Il Cairo ha deciso di sospendere Shehata dal suo ruolo per tre mesi. Mi chiedo allora: ma che Egitto ho visto in pazza Tahrir durante la rivoluzione? Tutte quelle belle immagini in cui gli egiziani mostravano al mondo di essere all’avanguardia tecnologica, a favore della democrazia, della libertà, dove musulmani e copti manifestavano fianco a fianco in totale armonia, era solo un’eccezione o la regola? Quando alla prima prova dei fatti, le belle parole sulla fratellanza e sull’unità unità del tipo “ma quale religione, siamo tutti egiziani“ vengono smentite dalle azioni, vale la pena di fare un po’ di autocritica e dirsi le cose senza ipocrisia: abbiamo un problema con la religione. Non riusciamo a privatizzare la fede. La dobbiamo rimarcare sulle carte di identità e portare nei palazzi della politica.
La Tunisia l’ha dimostrato in un modo più velato; l’Egitto l’ha dimostrato sta tradendo gli ideali e i valori della rivoluzione.

Noor Gamyla


8 Responses to Caro Crozza, in Tunisia ed Egitto c’e’ del materiale per te…

  1. Francesca says:

    Hai ragione Noor, è davvero triste vedere che questo sia il frutto delle rivoluzioni.Stento a crederci,più che altro rifiuto di crederci!!!Sapevamo tutti che far cadere una dittatura non sarebbe bastato ma mi aspettavo dei piccoli progressi o una volontà verso il progresso.Quello che sto vedendo mi lascia senza parole.La rivoluzione ha acceso una luce nel buio,si è già spenta?

  2. Matteo says:

    Non dimentichiamo che in tunisia un gruppo di estremisti ha fatto irruzione ieri sera in un cinema del centro di Tunisi, interrompendo una rassegna di documentari al grido di “Allah è grande”. Davanti al cinema si sono radunati un centinaio di uomini, molti dei quali incappucciati che hanno inveito contro la rassegna, accusata di ateismo. Poi una ventina di “barbuti” hanno fatto irruzione fracassando vetrate, strappando poster, aggredendo il personale e minacciando il pubblico di morte.E per che cosa? Per un film intitolato «Né Dio, né padrone», della regista Nadia El Feni. E poi dicono che ora la tunisia è un paese libero. MA se non si può neppure andare al cinema in santa pace…

  3. Pier Francesco says:

    Speriamo che non accada come in Iran, dopo la rivoluzione del 1979. Mi viene da pensare che uno dei problemi fondamentali sia la frammentazione e la mancanza di organizzazione nella società laica e democratica, che ha subito tutti questi anni di repressione da parte dei regimi (pur se laici). I nuovi partiti devono avere tempo di costituirsi e organizzarsi. Invece, i partiti religiosi, Fratellanza Musulmana in testa, anche sotto Ben Ali o Mubarak, probabilmente riuscivano a sfruttare la rete delle moschee, e grazie a queste ottenere i finanziamenti per operare. Va poi purtroppo ricordato che l’esistenza stessa dei partiti religiosi era funzionale alla sopravvivenza dei regimi in Tunisia ed Egitto.
    Ho letto anch’io la notizia dell’attacco al cinema e mi sono un po’ preoccupato, perché accadevano cose simili agli inizi degli anni ’30 nei locali di Berlino, che era la città culturalmente più vivace d’Europa: bisognava mettere un freno al “decadentismo”, agli “influssi stranieri”, all’ “arte degenerata”, ecc… Diversamente da allora, sono sicuro però che la società civile egiziana e tunisina di oggi saprà respingere questi attacchi oscurantisti.

  4. John says:

    Ciao Noor,
    da ciò che scrivi non riesco a capire se tu sia tunisina o egiziana, o magari né l’una né l’altra, ma mi pare tu abbia una buona comprensione di ciò che sta accadendo nella sponda sud del Mediterraneo.
    In realtà credo che, purtroppo, non si possa parlare di rivoluzioni ma di colpi di stato “legalizzati”… l’Egitto – di Tunisia purtroppo so poco – è sotto il dominio dei militari, e quale modo migliore per distrarre il popolo basso che tenerlo concentrato sulle differenze di religione, temi che si collocano in verità a priori e nella fede, e che ontologicamente escludono il dialogo e facilitano lo scontro?
    Stanno utilizando la religione come oppio per i popoli… e ci stanno riuscendo benissimo….
    Speriamo solo che si arrivi alle elezioni di un governo laico entro fine anno… E’ l’unica speranza per evitare che si arrivi alla guerra civile.

  5. Noor says:

    Caro John, sono di origine giordana. Sono molto pessimista sul governo laico entro fine anno. COn tutto il rispetto per gli egiziani, ogni volta che mi reco in egitto vedo una società ( musulmani e cristiani) sempre più ossessionata con il comportamneto religioso in pubblico. Temo che i religiosi entreranno presto anche in parlamento…Noi 2G cosa possiamo fare per evitare che ciò accada? Parlane con i tuoi amici cyber fighetti…. ;)

  6. Francesca says:

    Però il popolo non si arrende Noor, vedi cosa sta succedendo in Egitto oggi? Non vogliono un parlamento con mentalità medievali e lo stanno dimostrando.Certo hanno delle difficoltà dovute al fatto che si sono appena risvegliati da un lungo “letargo” ma diamogli fiducia…

  7. noor says:

    grande francesca e yalla fiducia.. mai arrandersi…

  8. rosy says:

    Diamogli fiducia.Tanta e per tanto tempo.Pensa quanti anni son trascorsi in europa per avviare e portare a termine i processi di democratizzazione, tolleranza e abbandono degli integralismi. Pensa alle rivoluzioni inglese e francese, a quella americana , e anche all’iconpiuta Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato.

*


I campi contrassegnati da asterisco (*) sono obbligatori



Novità: i video!


Maha

  • Buona fortuna da Maha!


  • Yalla for Avis