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Al consolato le minigonne battono i veli

Al consolato le minigonne battono i veli Dati Articolo Ho aspettato mesi e mesi dopo la scadenza del passaporto prima di andare a rinnovarlo. Temevo il giorno in cui mi sarei dovuta presentare al famigerato consolato marocchino . Infatti, come molti marocchini sanno, il fatidico giorno in cui ci si deve presentare nel suddetto magnifico luogo, ne si esce sfiniti sia come vincitori che come vinti.
Perciò ci si deve preparare psicologicamente molti giorni prima. Perché? In sostanza, ogni giorno il numero di persone che si presenta forma delle file interminabili, e non importa se ti rechi lì appena senti il canto del gallo, la speranza di essere tra i primi ad entrare e sbrigare la propria pratica viene sempre delusa. Appena arrivati all'ingresso bisogna richiedere dei numeri, ognuno per ogni pratica che si ha intenzione di sbrigare. Ma arriva il terribile momento in cui i numeri ”finiscono”, come dicono gli addetti alla loro distribuzione, così a volte attendi per ore il tuo turno per poi dover prendere appuntamento per un altro giorno (o addirittura per qualche settimana più avanti).
Il povero portinaio viene sempre coinvolto in liti verbali con i suoi concittadini e il tutto tende a degenerare in qualche insulto. E’ capitato persino a me…la cosa davvero difficile da accettare è la totale indifferenza nei confronti del rispetto della fila. Si tratta di un concetto che lì sembra praticamente sconosciuto. L'organizzazione poi ha deciso che le donne con i bambini hanno la precedenza ad entrare, per recarsi in una piccola sala dove possono anche allattare. E fin qui tutto normale, non è questa l’assurdità.
Quello che davvero è sconvolgente è che certe donne, di solito piuttosto giovani…non fanno neanche la fila! Infatti le vedi arrivare alla bellezza delle 10, e con qualche sorriso all'addetto alla distribuzione dei numeri e un altro al portinaio, il gioco è fatto. E quando io riesco ad entrare, dopo aver passato le fatiche di Ercole, mi scontro nel corridoio con la bionda, che ha già terminato la pratica e sta andando via.
Qualche anno fa raramente si presentavano ragazze da sole, la maggior parte era accompagnata da qualche parente. Alcune di queste portavano il velo e comunque tutte erano vestite con un abbigliamento piuttosto “casto”. Valle a guardare adesso! Pantacollant, minigonne minigonne decolletè, stivali, occhiali da sole in pieno inverno, o jeans strettissimi, giacchette di pelle e il classico rossetto marcato per le occasioni speciali. E per completare il tutto non può mancare il trucco. Non sono l'unica ad aver percepito questa tendenza. Infatti durante le frequenti liti tra il portinaio e i concittadini viene spesso reclamato, soprattutto dagli uomini, il fatto che alcune persone non facciano neanche la fila per entrare al consolato.
A buon intenditore poche parole. Questa tendenza non è presente solo nel consolato marocchino ma un'amica mi ha riferito di aver beneficiato dello stesso trattamento di favore anche al consolato tunisino. Sexy-crazia che a quanto pare unisce trasversalmente Tunisia, Marocco…e non solo. Anche noi italiani dovremmo saperne qualcosa…
Fatima Khachi


14 Responses to Al consolato le minigonne battono i veli

  1. Brizio says:

    interessante la foto … non pensavo ci fosse anche la versione estiva del niqab!!!

    domanda: se quelle due (nella foto) si presentassero così al consolato, le farebbero passare prima?

    Forza signorina Khachi li metta in riga questi del consolato!!

  2. Antonella says:

    Dobbiamo essere noi donne a far capire che non è né il velo e né la minigonna a fare la differenza o a essere simbolo di emancipazione, come neppure la nudità o il coprirsi integralmente, ma il rispetto per tutte e tutti e prima ancora per se stesse.
    Non è l’abito che ci da dignità e ci rende evolute, ma non fare del proprio corpo uno strumento per ottenere favori dagli uomini che, a loro volta, devono rendersi consapevoli di essere, in questo modo, presi in giro.
    AAA rivoluzione mentale cercasi!

  3. claudio says:

    Sembra proprio che certe abitudini “all’italiota” siano arrivate ed assorbite anche nei vostri consolati. Tranquilli è tutto regolare, duro a morire il “gallismo” italiano da bar… ma alla fine è anche innocuo. Meglio un sorriso di compiacenza e lasciar perdere.

  4. Zeno says:

    Non ricordo chi scrisse, ma da qualche parte lo lessi: “è inutile arrabbiarsi. Da quando esiste il mondo ci sono uomini che usano tutto ciò che anno per ottenere sesso e donne che usano il sesso per ottenere ciò che vogliono”.
    In un certo senso, mi preoccupa poco cambiare la forma mentis di queste persone. Non posso salvare chi persegue scopi tanto tristi o chi ha una considerazione del proprio corpo come di una terra di nessuno che chiunque si può prendere.
    Il problema diventa reagire contro chi usa la cosa pubblica per ottenere il suo piacere. Gli italiani sono molto rilassati in questo senso, o sarebbe meglio dire rassegnati. Forse, in fondo pensano che farebbero la stessa cosa se potessero. La guerra contro questi comportamenti comincia dalle piccole cose. Dal fare il proprio lavoro tutti i giorni. Dal rifiutarsi di fare un favore ad una persona simpatica sfavorendo quella meno simpatica ma più meritevole.

    Come spesso accade, il comportamento esteriore deve essere valutato in un contesto. La donna araba che si mette la minigonna per saltare la fila, deve essere stigmatizzata. Ma la donna araba che si mette la minigonna per ribellarsi a chi vuole costringerla a vestirsi in un altro modo, sta forse facendo una scelta coraggiosa (recenti casi di cronaca hanno parlato di ragazze che l’hanno pagata molto cara).

  5. Francesca says:

    Usare il proprio corpo per ottenere in cambio qualcosa è una pessima abitudine arcaica che caratterizza sia il mondo maschile che femminile.La prostituzione, gli spogliarelli, i gigolò..non sono altro che servizi in vendita caratterizzati dal fatto che il prodotto è umano(non solo donna!).La storia ci dimostra che portare una minigonna non indica nulla in quanto se in certi ambienti l’agevolazione di una pratica è direttamente proporzionale alla disponibilità di un corpo,allora quel corpo può essere coperto o scoperto ma è chi gestisce la pratica che è sbagliato.Io avrei fatto un articolo sul portinaio che concede accessi,sugli addetti alla distribuzione dei numeri…perchè si dibatte sempre sul velo e la minigonna di ragazze che hanno il diritto ad indossare quello che vogliono ma non si dibatte mai su quelli che non hanno il diritto di fare il proprio lavoro in base a quello che ricevono in cambio

  6. Fatima Khachi says:

    Cara Francesca,

    non ho voluto assolutamente minimizzare le colpe del portinaio o dell’addetto ai numeri…sappiamo come sono fatti certi uomini che “detengono il potere”…
    Quello che a me dispiace è che certe donne acconsentano di stare sotto la legge della mercificazione del proprio corpo in cambio di qualcosa. E in Italia ne abbiamo molti di questi esempi! E’vero che l’abito non fa il monaco ma, con tutta la buona volontà, non penso che questa ragazza si sia presentate ingenuamente con un abbigliamento provocante in un luogo dove la maggioranza delle donne è velata…comunque non è questione di velo. Lo stesso disagio lo sentiremmo se la stessa scena si ripetesse in un ufficio pubblico italiano. E non penso che queste cose non succedano!

  7. Francesca says:

    Comprendo Fatima l’amarezza che provi perchè anche nella scuola talvolta i voti sono legati all’immagine,durante i colloqui di lavoro,durante gli esami… è una caratteristica che agevola ma il modo di usarla dipende dalla serietà e dalla personalità dei singoli individui.E lo sai,non tutti sono seri.Io penso sempre che finchè c’è gente che “compra”, ci sarà sempre chi continuerà a vendere quel prodotto, per questo avrei fatto “vergognare” i compratori perchè sono loro che camminano a testa alta e non ne hanno il motivo. Credimi,questo atteggiamento mi disturba molto di più di chi “vende”.Il tuo articolo mi è piaciuto per la sincerità e spontaneità che esprimi.

  8. Pier Francesco says:

    Cara Fatima, forse ti sembrerò maschilista, ma se al consolato marocchino possono accedere donne scollate e in minigonna non c’è che da rallegrarsene, secondo me: ci sono paesi dove verrebbero brutalmente arrestate, per non dire peggio! Proviamo anche a vedere il bicchiere mezzo pieno… :-)

  9. 'Abdu n-Nur says:

    Uomini e donne che mancano del rispetto di sé, niente di più. La foto in testa all’articolo mi pare eloquente dell’interesse fondamentale che promuove questo genere di “notizie”, benché siano effettivamente riportate da donne, e molto probabilmente in buona fede.
    Attenzione a non farvi strumentalizzare.

  10. Pier Francesco says:

    @’Abdu n-Nur: le due ragazze della foto sono due giovani musulmane francesi che hanno inscenato una protesta, volutamente clamorosa (altrimenti, che protesta sarebbe?), contro la legge che vieta il niqab.

  11. noor says:

    e’ la burqa comunicazione bellezza…

  12. edly says:

    Che dire, Fatima?
    Evidentemente anche nei consolati dilaga la ‘vestediseducazione’. Un pratico esempio: frequento l’università ad Ancona e noto sempre più spesso che le studentesse (anche i ragazzi) adottano nella stagione calda abbigliamenti che preferirei vedere in spiaggia. Flip flop comprese (i sandali infradito di plastica tanto per capirci), che davvero quando faccio un esame e ci sono altri ragazzi con me, mi dà l’idea di ‘appena esco sono in vacanza’. Non sono nè retrograda, nè intregralista, ma in un luogo pubblico (uffici,lavoro, scuola, università, etc) bisogna adottare un determinato abbigliamento. In piazza e per le strade, ognuno può essere libero di abbigliarsi come crede, adamitico compreso! Vero che conosco ragazze che si vestono 365 all’anno come se avessero tutte i giorni un matrimonio, ma credo sia un altro discorso…
    Durante il periodo dei precorsi poi, impazza la moda della mutanda, ovvero l’hot pants. Se potessi, inviterei le signorine e i signorini a vestirsi in maniera adeguata, d’estate in particolare modo.
    La minigonna l’ho vista anche nelle divise delle severe scuole cattoliche in Irlanda, ma lì c’è altra mentalità, almeno per quel che ho percepito: si vede prima chi sei e quanto vali e poi come ti vesti…Complimenti comunque per l’articolo!

  13. Francesca says:

    Io credo che non debbano mai esserci imposizioni o inviti e che al giorno d’oggi le persone dovrebbero essere in grado di capire che l’abbigliamento va adeguato al contesto,al luogo, all’evento…Evidentemente se non succede è perchè volutamente si fanno determinate scelte.Comunque vi racconto una cosa.Prendo il bus tutti i giorni e vesto solitamente in modo sportivo.Considerato il periodo estivo puntualmente mi accingo ad aprire i finestrini (hanno inventato l’aria condizionata vero?)o meglio,ad aggrapparmi come una scimmia nel tentativo di aprirne uno ma spesso resta chiuso visto il mio livello di forza.Ecco,ieri avevo dei tacchi altissimi e ho semplicemente accennato ad avvicinarmi al finestrino e si sono precipitati in quattro ad aprirlo.L’evento si commenta da solo!

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