All’alba del 2011 ho scoperto che semmai qualcuno dovesse chiedermi di che origine sono, anche io posso finalmente esclamare: “Io? Io sono del Nord! “ Il che tradotto in arabo sarebbe ‘Ana min al shamal’. Mio padre è sudanese, mia madre egiziana e mia nonna è turca, ho sempre vissuto in Italia e nonostante il mio aspetto fisico possa non suggerire esattamente la mia nazionalità italiana, penso di esserlo al cento per cento. Fin da piccolo però ho sempre vissuto il dilemma di questa origine un po’ scomposta con grandi difficoltà. Infatti, fare la conoscenza di qualcuno raccontandogli che tuo padre viene da un paese, tua madre da un altro, tua nonna da un altro ancora e che tu infine fai parte di un quarto paese, non è mai stato facile. Questo melting pot di paesi per una certa fase della mia vita è stato sostituito con la frase ‘sono...
“Non Odierò” è un libro pazzesco. La storia è pazzesca. La vita del protagonista è pazzesca. La capacità di trasformare una tragedia personale in uno slancio di coesistenza coerente tra palestinesi ed israeliani è pazzesca. E’ anche pazzesco che un uomo palestinese come il dottor Izzeldin Abuelaish, che ha dedicato tutta la sua vita a lavorare negli ospedali israeliani in qualità di medico specializzato in ginecologia e ostetricia, che ha fatto nascere bambini ebrei, che ha curato donne e uomini ebrei, debba perdere tre delle sue figlie e una nipote a causa di una granata che il 16 gennaio 2009, un carro armato israeliano, ha lanciato contro la sua casa a Gaza. Izzeldin Abuelaish è nato e cresciuto nel campo profugo di Jabalia, nella striscia di Gaza. E’ un uomo che si è fatto un mazzo così da bambino e da adolescente. Non si è mai goduto la vita. Non...
Quel che segue è la storia di Muhammad, nome comune a molti degli immigrati che dal Nord Africa cercano fortuna in Italia, fuggendo dalla disoccupazione e dalla povertà, da luoghi in cui non vi è neppure l’accenno di uno stato sociale o la speranza di un futuro migliore che ne premi le fatiche e il lavoro; altrettanto comuni sono stati il suo viaggio e le insidie che lo hanno colto nel sua vita di clandestino nel nostro Paese. Muhammad è un ragazzo di poco più di vent’anni, nato in un piccolo borgo rurale sul delta del Nilo, El Monoufia. Un giorno Muhammad viene contattato da un distinto signore: “Mi chiese se volessi andarmene, fuggire dall’Egitto, e mi raccontò quanto libera, accogliente, ricca e prosperosa fosse l’Italia” – mi spiega in dialetto egiziano – “Si offrì, quindi, di organizzare il viaggio verso il porto di Tobruk, da dove sarebbe salpata di...
La Tunisia, in piena crisi istituzionale, ha accolto senza batter ciglio 250mila disperati provenienti dalla Libia. Coi suoi 6 milioni d’abitanti è esattamente un decimo dell’Italia, ma ha saputo esser dieci volte più ospitale… Non pare che alcun leader politico abbia gridato “Fora di ball”, né che la popolazione locale si sia ribellata di fronte a una tale emergenza umanitaria. Hanno evidentemente altro a cui pensare. Un collega, chiamato insieme ad altri a ristendere la Carta costituzionale tunisina, ha detto a un amico che lo ha sentito per telefono: “Stiamo scrivendo la storia”. Che invidia! Noi abbiam fatto addirittura fatica a celebrare il 150° anniversario dell’unità nazionale. La lezione che ci sta venendo dal Nordafrica e dal Medio Oriente è di quelle che lasciano il segno. O, almeno, così dovrebbe essere. I giovani che là hanno invaso le piazze lo han fatto chiedendo dignità e libertà, ancor prima che pane...
Le donne tunisine potranno essere fotografate con il velo o l’hijab sui documenti ufficiali come la carta d’identità. Ecco uno dei primi provvedimenti presi dalla politica tunisina che senza dubbio è strategico per l’avanzamento culturale e sociale del paese. La Tunisia non aspettava altro. Prima il velo e poi tutto il resto. Mentre i giovani e i talenti tunisini rischiano la vita per arrivare a Lampedusa, il governo investe tempo per discutere di veli e di fotografie. Mi viene in mente Crozza quando imita Bersani: «Ma ragazzi, oh, ma siamo pazzi!». No, siamo ossessionati. Quando si tratta di coprire le donne con dei veli, di costruire moschee, in alcuni paesi del medio oriente si trovano sempre le risorse economiche, il tempo ed anche la retorica. Come quella del leader religioso tunisino Rashid Ghannouchi, che in un moto di originalità e innovazione intellettuale, il massimo che è riuscito a dire è...
Tv Stasera la nostra redattrice Sabika Shah Povia partecipera’ al programma “Confessione Reporter”, in onda su Italia1 alle 00.15 Concorso audiovisivo La Casa della Cultura Iraniana onlus in collaborazione con il Centro Culturale Candiani e con il contributo di Regione Veneto e Comune di Venezia organizza la prima edizione del Concorso di Materiali Audiovisivi sulle relazioni “io e l’altro”. Il progetto vedrà la realizzazione di file audiovisivi su temi e casi di discriminazione diretta o indiretta, mobbing e trattamenti degradanti nei confronti di tutte quelle persone che vengono recepite “diverse”, oppure atti, prassi o situazioni positive che alimentano le buone relazioni e favoriscono positivi rapporti sociali. I materiali prodotti verranno utilizzati quali strumenti di promozione e di sensibilizzazione del mondo del lavoro, dell’universo scolastico e di altri ambiti della società. Le opere vincitrici godranno, inoltre, di ampia visibilità in occasione del Mestre Film Festival. Per info: www.discriminazionereato.org Festival Mestre (VE)...
Antonella Appiano è giornalista, presidente dell’Associazione Culturale di Ricerca e Studi sul Medio Oriente e il Nord Africa, Moan-Opportunities and News e autrice del blog e autrice www.conbagaglioleggero.com. Yalla Italia l’ha contattata in Siria dove si trova da qualche mese. Quel’è stato il ruolo delle donne siriane in questa rivoluzione e come mai hanno partecipato meno che le egiziane? In realtà le donne siriane non hanno partecipato alle manifestazioni insieme agli uomini. Perché le donne non vanno in moschea il venerdì. O almeno sono poche quelle che lo fanno. C’è stato qualche raduno separato. Più volte sui siti pro-rivoluzione presenti su Fb, è stata annunciato qualche corteo, a Damasco, che poi non c’è stato. Una volta è stato disperso. Ma si trattava di poche decine di persone. Le donne hanno seguito i funerali dei parenti. E questo soprattutto a Dar’aa. Ma per stessa ammissione degli attivisti con cui ho parlato,...
Uno dei temi di maggior rilevo negli ultimi anni, soprattutto in Italia, è la fuga di geni dal proprio paese d’origine per cercare fortuna all’estero, in quanto la propria madrepatria sembrerebbe non offrire la possibilità di soddisfare le proprie ambizioni e aspettative; ma cosa accadrebbe se ponessimo la stessa tematica per le persone di “seconda generazione”, da molti viste come figli d’immigrati ma che io preferisco definire “italiani dal valore aggiunto”? La mia crescita come ragazzo di seconda generazione si è composta di 2 fasi importanti: la prima è la fase adolescenziale, in cui il valore prevalente è la ricerca della libertà e dell’indipendenza, e durante la quale l’appartenere a due culture differenti è sentito come un giogo che trova le fondamenta proprio nella differenza tra le due culture; d’altro canto la seconda fase è quella di maturazione, quando arriva il momento di affacciarsi al mondo del lavoro dopo aver...
Allahu akbar, Yalla Yalla ed Inshallah sono alcune delle espressioni arabe che sentiamo più spesso utilizzare dai tanti suoni incomprensibili come Hhh e Khhh di una conversazione tra arabi. In tutte viene usato il nome di Dio (Allah), ma ognuna ha il suo significato e viene utilizzata per ben determinati motivi. Se questa estate andate in qualche paese arabo, magari questi termini vi possono tornare utili. Yalla Yalla (Ya Allah) – letteralmente ‘o Dio! – la sentiamo continuamente perché si usa la per dire “dai, sbrigati, vai veloce, muoviti”. Anche parlando al telefono si finisce con “Yalla bye”per dirsi “allora ciao!”. Gli arabi, ed in particolare i musulmani, usano “Bismillah” – nel nome di Dio- tutte le volte che devono mangiare o parlare. “Nel nome di Dio mangio o comincio a parlare”. Un’espressione molto bella e’ “Allahu a’lam”, che significa “Dio ne sa di più… Lo sa Iddio”e’ il piu’....
Ho aspettato mesi e mesi dopo la scadenza del passaporto prima di andare a rinnovarlo. Temevo il giorno in cui mi sarei dovuta presentare al famigerato consolato marocchino . Infatti, come molti marocchini sanno, il fatidico giorno in cui ci si deve presentare nel suddetto magnifico luogo, ne si esce sfiniti sia come vincitori che come vinti. Perciò ci si deve preparare psicologicamente molti giorni prima. Perché? In sostanza, ogni giorno il numero di persone che si presenta forma delle file interminabili, e non importa se ti rechi lì appena senti il canto del gallo, la speranza di essere tra i primi ad entrare e sbrigare la propria pratica viene sempre delusa. Appena arrivati all’ingresso bisogna richiedere dei numeri, ognuno per ogni pratica che si ha intenzione di sbrigare. Ma arriva il terribile momento in cui i numeri ”finiscono”, come dicono gli addetti alla loro distribuzione, così a volte attendi...